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Circuito ad Anello sull’Etna: da Serracozzo ai Crateri Sartorius

Visitiamo un angolo di paradiso nel quadrante nord-est dell’Etna. Tra crateri, bocche eruttive, colate laviche e grotte, vedremo quante fantastiche formazioni la nostra cara e amata Etna riesce a realizzare.

A 1740 m s.l.m. del Rifugio Citelli, punto base n°15 del Parco dell’Etna, ci addentriamo nel boschetto di faggi, pini e betulle dell’Etna.

Inizialmente il percorso è caratterizzato da un’alternanza di sali e scendi nei canaloni di pietra lavica levigata dall’acqua proveniente dallo scioglimento delle nevi, ma anche di zone più o meno fitte di vegetazione.

Le Grotte dell’Etna: Grotta di Serracozzo

Dopo circa un chilometro e mezzo arriviamo alla Grotta di Serracozzo, formatasi da una delle bocche effusive dell’eruzione del 1971. Andiamo alla scoperta di ciò che si cela sotto la dura superficie vulcanica la grotta è caratterizzata da due porzioni parecchio differenti: dopo un ingresso basso ed angusto, ci ritroviamo per le prime decine di metri tra alte pareti dalle superfici lisce, quasi vetrose, levigate dall’incandescente lava, uno scenario sorprendente e suggestivo.

Successivamente, si prosegue in discesa, la grotta diventa un tunnel lavico la cui altezza diminuisce sempre più fino ad impedirci la posizione eretta. Qui cambiano totalmente sia il fondo, che diventa scoriaceo, sia la volta, ora caratterizzata dalle bellissime formazioni di denti di cane.

La Grotta di Serracozzo è un fantastico esempio delle circa 190 grotte di scorrimento lavico disseminate sull’Etna. Questi tunnel si formano durante le eruzioni, attraverso lo scorrimento dalla lava incandescente ancora fluida, tra i 1100 e i 700°C. Durante il fluire della lava, lo strato esterno si raffredda e solidifica, creando come un guscio – una crosta – che una volta indurito permette alla lava al suo interno di mantenere una temperatura pressoché stabile. La lava rimane, così, calda e liquida a volte anche per chilometri e continua a fluire fino a svuotare il guscio esterno formando una cavità. Ed ecco che si forma una nuova grotta.

Valle del Bove

Riemersi in superficie, riprendiamo il sentiero iniziando a salire e, dopo circa mezzo chilometro in salita, ci ritroviamo sul ciglio della Valle del Bove.

Dinnanzi al nostro sguardo si apre un panorama mozzafiato: l’intera valle si staglia davanti a noi, 35 km2 di colate laviche sovrappostesi negli ultimi 50 anni.

Possiamo ammirare una distesa piena di colate laviche che come lingue di roccia immobili davanti ai nostri occhi testimoniano come l’attività del vulcano nell’arco di appena mezzo secolo è riuscita a ricoprire tutta questa grande superficie. Da  quel fatidico 5 aprile 1971, quando si sono aperte le prime fessure dalle quali si è poi sviluppata l’attività eruttiva che ha generato il Cratere di Sud Est, una dopo l’altra le eruzioni si sono riversate nella Valle del Bove inghiottendo tutta la rigogliosa vegetazione che la ricopriva. Osservando il panorama si riesce a riconoscere benissimo anche la struttura preesistente all’Etna, che collassando circa 9000 anni fa, ha dato origine alla Valle del Bove.

In questo luogo possiamo ammirare i dicchi magmatici, un’interessante formazione vulcanica particolarmente evidente in questo luogo, nonché alcuni crateri spenti. Un’altra particolarità della valle che attirerà lo sguardo dell’osservatore più attento è sicuramente la presenza della cosiddetta pietra cicirara, rocce laviche caratterizzate dalla presenza di fenocristalli di  plagioclasio, più grossi di quelli che formano oggi giorno.

Procediamo in direzione Pizzi Deneri, seguendo per qualche centinaio di metri il bordo della valle fino arrivare alle bocche eruttive del 1928.

Uno dei più grandi crateri laterali dell’Etna: Monte Frumento delle Concazze

Lasciamo il crinale, superiamo la colata dell’eruzione del 1928 e ci dirigiamo verso Monte Frumento delle Concazze, uno dei crateri laterali più grandi dell’Etna, alto 2150 m, formatosi circa 3500 anni fa.

A differenza di quanto visto finora, il materiale lavico che costituisce il cono di scorie eruttive che si staglia adesso davanti a noi possiede un colorito rossastro, dovuto all’ossidazione del ferro contenuto nella lava. Da questo punto di osservazione, si può ammirare in modo complessivo l’intero gruppo dei Crateri Sartorius nella caratteristica disposizione a bottoniera. Ci possiamo godere il panorama, la vista spazia su gran parte del versante Nord-Est dell’Etna fino al mare ed oltre si riesce a vedere anche la Calabria.

Avviciniamo e la costeggiamo la Bottoniera dei Sartorius sin quando, volgendo verso sud, attraversiamo il bosco di betulle dell’Etna, (una specie di betulle unica al mondo) e la colata del 1928 prima di ritornare al rifugio Citelli.

Probabilmente stanchi ma soddisfatti di aver visto panorami mozzafiato e alcune tra le più belle formazioni del vulcano Etna.

Alla prossima avventura    😉

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